Ci emozioniamo per emozionarvi

Assaggiando un'idea di vino

Torniamo a Torri di Quartesolo, alle porte di Vicenza, al Ristorante Enzo e Valentina nostro partner ricorrente negli eventi enogastronomici che propongono la cucina di mare. Ci attendono cinque bianchi di Mario Schiopetto, un must del Collio goriziano, anzi, come vedremo nell’apposito box, si può dire che proprio Mario abbia fatto dell’area un protagonista della moderna viticoltura italiana. Nell’occasione rivisiteremo uno storico assemblaggio di Merlot con una piccola aggiunta di Cabernet Sauvignon: il Rivarossa, che esalta il terreno franco-argilloso del cru di Oleis nei vicini Colli Orientali.

... e ora emozionatevi con noi

Schiopetto: cinque bianchi del Collio pi uno sfizio

I cinque bianchi del Collio non abbisognano di grandi spiegazioni, specie se avete letto quanto illustrato nei due box a fianco: c'è la grande tradizione di questa regione goriziana, col suo terroir, con il ruolo di protagoniste che vi hanno assunto le uve a bacca bianca, col riuscito mix di varietà autoctone e di vitigni internazionali, qui magnificamente acclimatati, e contemporaneamente la radicale revisione portata dal modo di pensare prima ancora di fare vino di Mario Schiopetto.

Conoscere per capire

Il vignaiolo filosofo e la sua terra

Prima e dopo Mario Schiopetto

«Il vignaiolo filosofo»: è così che Burton Anderson con due parole ci fa capire la modernità di Mario Schiopetto e perché abbia rivoluzionato la storia enologica del Collio, facendone una delle terre da vino d’eccellenza sulla scena internazionale, a partire dai 16 ettari inizialmente condotti in affitto e poi acquistati nel 1989 dall’Arcivescovado di Gorizia a Spessa di Capriva. «Mario Schiopetto che, alla sua maniera discreta, è stato il primo a rendere elegante il Collio» – è sempre Anderson che parla – soprattutto con un Pinot Bianco per il quale vi rinviamo alle note di degustazione nel box superiore sinistro, nasce nel 1930 figlio dell’apprezzato oste dell’udinese “Ai Pompieri” e nel 1965 affronta la scelta di farsi vignaiolo, interrogandosi sulle cosiddette “ragioni prime” come appunto fanno i filosofi.

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