24/04/15

Finages - Appellazioni e Vignerons Ancestrali di Borgogna: il progetto completo

Torniamo, giusto tre anni dopo, a completare il percorso di conoscenza della Borgogna avviato nel 2012 con la la parte settentrionale della cosiddetta Côte d’Or, ovvero la Côte des Nuits e la cosiddetta Île de Corton, la parte nord della Côte de Beaune,  occupandoci stavolta della Côte de Beaune, dal capoluogo verso sud. Prima, però, consentiteci di riproporvi nelle grandi linee la presentazione di allora per capire il contesto in cui si colloca anche questo secondo appuntamento.
Selectus ha sposato da subito e con piena convinzione il progetto Finage - Appellazioni e Vignerons Ancestrali di Borgogna del suo partner Vino & Design di Reggio Emilia perché è un’operazione intelligente, realizzata con professionalità e soprattutto come piace a noi ricca di contenuti emozionali.

IL FINAGE E IL CLIMAT

Il finage, meglio e più della denominazione comunale, che sa di burocrazia e di legislazione, scandisce le terre di Borgogna, dalla Côte des Nuits alla Côte de Beaune in cui si articola la cosiddetta Côte d'Or (a destra l'Hospice de Beaune), ed è – citiamo dal Dictionnaire général des sciences humaines diretto da Thinès e Lempereur – «un assieme di terre sfruttate da una stessa comunità rurale»: ciò che crea al tempo stesso un preciso legame con una storia ed una civiltà materiali e con un terroir ben individuato e definito nelle sue caratteristiche.

Per apprezzarne le differenze ed al tempo stesso il denominatore comune bisogna averne, come amava dire Gino Veronelli, «camminato le vigne», climat per climat, come per l’appunto Filippo Volpi, con Dick ten Vorde e Massimo Maccianti anima del progetto.

Possiamo, infatti, dire che la Regione è un mosaico di particelle di terreno in cui s’articola ogni villaggio vinicolo, dette appunto climat, termine tipicamente borgognone che sarebbe un grossolano errore tradurre “clima”. È, piuttosto, una stretta e a volte inspiegabile combinazione di tempo, suolo, sottosuolo, vitigno diversa in ciascuna particella. Ogni vignaiolo è naturalmente geloso del suo climat e non tollera confusioni con il vicino. Questo storicamente spiega il mantenimento nei secoli di una proprietà agricola assai frazionata ed il carattere del tutto speciale dei viticoltori borgognoni.

La stessa classificazione dei loro vigneti non è comprensibile se si prescinde da tale orgoglio. Il Premier Cru, infatti, non è il vertice della piramide qualitativa, rappresentata dai Grand Cru, e si spiega solo se si ricorda che per i locali questo è l’unico livello che si addice ai vini della Côte-d’Or.

LA SCOMMESSA

Il progetto ha voluto individuare, dunque, un vino per ciascun finage, da uva Pinot noir per i rossi  o da Chardonnay nel caso dei bianchi, attraverso il quale una piccola famiglia di vignerons presente da generazioni sulla propria terra fosse capace di trasmettere di questo un’espressione autentica e leggibile: il tutto a prezzi che consentissero ad ogni amatore seriamente motivato di farne esperienza diretta. Anche nei casi in cui si è attinto alla gamma denominata village, appena superiore alla semplice indicazione regionale Borgogna e conseguentemente caratterizzata da prezzi non particolarmente onerosi, è riuscita l’impresa di selezionare prodotti convincenti e comunque non mancano, soprattutto nel caso della Côte de Beaune di cui ci occupiamo in questa seconda tornata, i premier cru.
Dicevamo dei vitigni: se a nord di Beaune prevaleva decisamente il Pinot Noir, con solo due finages a reggere la bandiera dello Chardonnay, la Côte de Beaune a sud del capoluogo, dopo quattro Pinot Noir presenta una sequenza di cinque superbi bianchi da Chardonnay, prima di chiudere nuovamente in rosso.

Il Pinot nero, ne abbiamo spesso parlato in questo sito, ha un  carattere difficile sicché lo definiamo con affetto «il gran bastardo»: si concede, e non sempre, a chi sappia scavarne le pieghe dell’anima piuttosto che a chi pensi di piegarlo ai suoi voleri con la scienza e i capitali. Lo Chardonnay, invece, è meno scontroso e perciò rischia di recare l’impronta predominante dell’azienda e dell’enologo piuttosto che del terroir: non così da queste parti, sicché parliamo di Borgogna bianco e di questo o quel finage e del vitigno si finisce quasi per parlare in maniera incidentale.

GLI STRUMENTI GIUSTI PER CONOSCERE

Vino & Design ha messo a punto, per consentire di conoscere l’articolata realtà della Borgogna da Beaune verso sud (come già quella  a nord verso Digione, di cui ci occupammo nel 2012) e che abbiamo illustrato sinteticamente, una confezione che, oltre ai dodici vini di cui diciamo nella sezione “Ci emozioniamo per emozionarvi” di questa Home Page, racchiude la cartografia del territorio ed un interessante volumetto che illustra analiticamente la materia, sicché se vi piace coltivare il piacere del vino in compagnia potrete dar vita ad uno o più incontri che sappiano mettere assieme amicizia e conoscenza, divertimento e cultura.

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