28/03/14

e torniamo a parlare d'Amarone

All'Amarone fu dedicata (era il 2007) la prima cover story del nostro sito, sicché della Valpolicella, della sua storia e del suo inimitabile terroir, di questa tipologia di vino che ha pochissimi concorrenti abbiamo parlato, speriamo modo esauriente compatibilmente con gli spazi consentiti dal web, perciò se siete interessati ad approfondire la questione v'invitiamo a seguire il link evidenziato. Qui troverete, tra l'altro la distinzione tra quella che viene definita la Valpolicella classica e l'area detta Valpolicella allargata.

Di nuovo, da allora, c'è soltanto una frammentazione delle forme associative tra i produttori dell'area, che sottintende peraltro filosofie aziendali e scelte di marketing sotto alcuni aspetti assai differenti. In particolare l'associazione Famiglie dell'Amarone, cui aderisce anche Speri, azienda classica per il secolo e mezzo di storia non meno che per essere localizzata a Pedemonte di San Pietro in Cariano e a Fumane, non hanno digerito le modifiche al disciplinare adottate lo scorso maggio e pubblicate sul bollettino regionale a fine ottobre, che hanno impugnato costringendo la Regione Veneto a promuovere una consultazione tra le stesse Famiglie ed il Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella. Soprattutto non accettano l'ampliamento a terreni di pianura o di fondovalle che comporterebbe un aumento del 30% in superficie ed a discapito della qualità e quindi, forzatamente, dell'immagine internazionale dell'Amarone. La scelta, affermano, «balza agli occhi per la sua anacronisticità e per la sua contrarietà ad una prassi storicamente acquisita sia a livello nazionale che di eccellenza europea». Le loro posizioni hanno registrato anche l'autorevole avallo scientifico del titolare della Cattedra di Viticoltura dell’Università di Verona, Maurizio Boselli e ci è impossibile, per l'attenzione che Selectus pone alla qualità fin dal nome, non sottoscriverle.

È così coerentemente che i nostri Speri, che nei decenni hanno gradualmente acquisito le terre più vocate che man mano nella Valpolicella classica si rendevano disponibili, ha scelto di attestarsi su una dimensione, i 50 ettari, che  consente ancora il controllo diretto della produzione e la conservazione di uno stile di cui vanno giustamente orgogliosi. La quinta generazione, Carlo, Alberto, Gianpaolo, Gianpietro, Chiara e Luca, segue pertanto in ogni passaggio dalla vigna alla bottiglia le sorti del suo cult, l'Amarone Vigneto Monte Sant'Urbano, come del Valpolicella Classico, del Ripasso, del Sant'Urbano, che è un cru di Valpolicella Classico Superiore, e del Recioto.

Se all'Amarone sono riservate i grappoli più pregiati di Corvina veronese, che costituiscono il 70%, di Rondinella e di Corvinone, rispettivamente il 25% ed il 5%, in azienda si coltivano e s'impiegano anche altre varietà locali, dalla Molinara alle più rare  Rossanella, Oselèta, Pelara, Cabrosina, ecc.

Biodiversità, dunque, storia, familiare e non solo (perché la Storia con la maiuscola, dal Rhaeticum ricordato da Plinio all'Acinaticus, il padre del Recioto e dell'Amarone decantato da Cassiodoro alla corte di Teodorico, qui si respira), attenzione e rispetto per il territorio di cui fanno fede le marogne, i caratteristici muri a secco di sasso eretti per terrazzare il terreno ed impedire le frane e, non ultima, la capacità di sottrarre un po' di bottiglie alle ansie mercantili per vedere quanto la natura e l'uomo sanno combinare in bottiglia con la complicità del tempo, rendono una verticale di Speri (oggi l'Amarone, domani chissà) un'avventura del gusto da non perdere.

 


 

Speri - Storia di famiglia

 

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